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Ambiente

Clima: le promesse da mantenere

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NEW YORK, Usa -- C'è ancora molta strada da fare per arrivare a un accordo vincolante vero e proprio, ma ci stanno provando. I paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo stanno cercando di trovare la quadratura del cerchio climatico entro la conferenza numero 16 che si terrà a Città del Messico nel dicembre prossimo.

Al 31 gennaio scorso sono stati 55 gli Stati che hanno inviato all'Onu le loro dichiarazioni d'intenti nella lotta alla Co2, così come stabilito dall'intesa di Copenhagen. Intanto sono in molti ad avere dubbi che l'obiettivo di limitare di 2 gradi il riscaldamento globale dei prossimi anni possa impedire un peggioramento del fenomeno. Ne è convinto per esempio Janos Pasztor, il maggior consigliere del segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon. Secondo Pasztor, è difficile che il piano discusso dai paesi industrializzati a Copenhagen possa essere sufficientemente efficace per prevenire l'innalzamento della temperatura globale oltre quei limiti. 

Nel frattempo, 55 paesi - inclusa Cina, Usa e i 27 dell'Ue - hanno formalizzato i loro obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra. Insieme, questi paesi sono responsabili per il 78 per cento delle emissioni derivanti dall'uso di combustibili fossili. Altre "lettere di impegno" sono attese nei prossimi giorni.

Le Maldive, uno dei luoghi che rischiano la scomparsa con l'aumento del livello dei mari, hanno annunciato che puntano a zero emissioni totali nette, entro il 2020 fino al livello di carbon neutral.

L'Unione europea ha ribadito il proprio impegno di una riduzione del 20 per cento entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990. E rilanciato l'ipotesi di una riduzione del 30 per cento se gli altri paesi sviluppati faranno altrettanto e se i paesi in via di sviluppo contribuiranno in maniera adeguata.

Gli Usa hanno dichiarato che per loro la riduzione sarà del 17 per cento entro il 2020, così come stabilito dal pacchetto energia votato dal parlamento. Lo stesso pacchetto prevede una riduzione del 30 per cento delle emissioni al 2025, del 42 per cento al 2030 e dell'83 per cento entro il 2050, rispetto ai livelli del 2005.

La Federazione Russa conta di ridurre entro il 2020 le emissione del 15-25 per cento rispetto al 1990. Questo se ci sarà un'indennità adeguata per le foreste e l'adozione di impegni vincolanti per tutti.

Il Giappone dal canto suo prevede una riduzione delle emissioni per il 2020 del 25 per cento, il Kazakistan del 15 (rispetto al 1992), la Norvegia fino al 40, la Nuova Zelanda tra il 10 e il 20 con un accordo globale sul clima e il ricorso a un efficiente mercato internazionale di carbonio.
 
Gli impegni fatti avere all'Onu dalla Cina parlano di riduzione della intensità delle emissioni (calcolata dal rapporto Co2/Pil) del 40-45 per cento rispetto al 2005. Anche l'India viaggia con lo stesso metodo di calcolo, con riduzioni del 20-25.

Il Sud Africa si impegna a ridurre del 34 per cento l'attuale tasso di incremento delle emissioni, mentre il Brasile del 36-39. Per Israele la riduzione sarà del 20 per cento mentre i Paesi poveri vincolano il tutto a aiuti e finanziamenti internazionali.

WP

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