Clima: le 10 meraviglie che spariranno

LONDRA, Gran Bretagna -- Affrettiamoci a vederle prima che scompaiano. Il cambiamento climatico incombe, sostengono la maggior parte degli scienziati, ma quali sono le perle di madre natura che rischiano di andar perdute per sempre? Se lo è chiesto il Mother nature Network, secondo cui ci sono alcuni meravigliosi luoghi della Terra destinati a sparire nei prossimi trent'anni.
Fra questi ce ne sono anche due italiani. Le Alpi, che rischiano una drammatica alterazione, e Venezia che addirittura rischierebbe la scomparsa.
Certo il pianeta pullula di meraviglie a rischio. Alcune di più, altre di meno. Prendiamo per esempio il Glacier National Park del Montana (nella foto). Un secolo fa ospitava 150 ghiacciai. Oggi ne sono rimasti 27. E stando alla previsioni si scioglieranno tutti prima del 2030. Con conseguenze disastrose sulla maggior parte delle piante e degli animali che si trovano nella splendido parco del Nord-ovest degli Stati Uniti.
Anche la Grande Barriera Corallina sta scomparendo, dicono gli esperti. Tutta colpa dell'innalzamento delle temperature dei mari, dell'inquinamento dell'acqua, dell'acidificazione degli oceani e dei cicloni. In pochi decenni è andato in fumo quel che Madre Natura ha costruito in 8000 anni. E' così per la Coral Reef del Queensland in Australia, e il suo meraviglioso parco marino. Lo è altrettanto per le Maldive che rischiano di essere sommerse dalla crescita dei mari.
L'innalzamento delle acque mette a rischio anche Venezia. Per contrastrare il fenomeno ci si affida al Mose, la barriera mobile in costruzione dal 2003 che dovrebbe consentire la riduzione dell'acqua alta. Speriamo basti.
Da un mare d'acqua a uno di sabbia. In Africa il problema del cambiamento climatico prende le sembianze della desertificazione. Il Sahara avanza al ritmo di 800 metri al mese. Avanti di questo passo, l'Africa del Nord è destinata a diventare un deserto in una ventina d'anni. Lo stesso vale per il sud dell'Australia, devastato da siccità e incendi.
C'è acqua in sovrabbondanza invece in Bangladesh. Il piccolo Stato fra l'India e la Birmania sarà sempre più soggetto a calamità naturali, inondazioni, cicloni tropicali e mareggiate a causa delle alterazioni ai monsoni. Secondo gli esperti, un'innalzamento del mare di un metro è destinato a sommergere il 50 per cento del paese.
Nell'emisfero sud del mondo, potrebbero sparire anche gli scenari mozzafiato della Patagonia. Lo scioglimento dei ghiacciai, dicono i climatologi, rischia di alterare definitivamente quest'ambiente nel giro di una cinquantina d'anni. Comprese le enormi distese di ghiaccio del Perito Moreno, in Argentina e del ghiacciaio Grey, in Cile, fino ad oggi considerate in crescita.
E fra le meraviglie da vedere prima che il global change se le divori c'è anche la tundra artica dell'Alaska. L'aumento delle temperature potrebbe portare ad incendi molto estesi alle alte latitudini.
La situazione non è migliore sulle Alpi. Alcuni studi sostengono che i loro ghiacchiai potrebbero sparire entro il 2050. Per verificare la situazione sul posto, gli scienziati del Comitato Evk2Cnr potenzieranno la rete di monitoraggio climatico ad alta quota denominata Share Italia.
La rete Share Italia - che fa parte di un più articolato network internazionale che copre Himalaya, Karakorum e Ruwenzori - si focalizzerà su una stazione di riferimento operante da più di venti anni (il laboratorio ISAC-Cnr Ottavio Vittori sul Monte Cimone) e 8 stazioni primarie dislocate sul territorio nazionale: una sulle Alpi occidentali, una sulle Alpi Centrali, una su quelle Orientali. Altre tre stazioni andranno a coprire l'Appennino da nord a sud, e altre due stazioni riguarderanno Sicilia e Sardegna. Le aree in cui sono dislocate le stazioni, sono state selezionate in base a criteri geografici, ambientali e territoriali, in modo tale che siano rappresentative del territorio italiano.
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