Riproduzione: fermare l'orologio biologico è possibile?

ROMA -- E’ possibile ritardare la fine dell’età riproduttiva della donna? L’orologio biologico che pone fisiologicamente intorno a 45 anni la fine dell’età fertile, può essere fermato? E’ la nuova sfida scientifica della procreazione medicalmente assistita (Pma) e il tema del convegno "Fermare l’orologio biologico nella riproduzione?" organizzato da BioRoma che si terrà sabato 6 giugno alla casa del Cinema della capitale con relatori di rilievo internazionale.
Un tema di grande attualità strettamente legato all’evoluzione della ricerca in questo settore e le sue tecniche. Ma anche una necessità sociale non più eludibile, di fronte alla tendenza, riscontrata negli ultimi 15 anni nei paesi economicamente sviluppati e in particolar modo in Italia, a procreare in età avanzata da parte delle donne. L’emancipazione femminile e il migliore tenore di vita hanno infatti determinato un generale ritardo nella formazione della coppia stabile e conseguentemente, nella procreazione che interviene dopo ben oltre i 30anni di età, quando la fertilità tende fisiologicamente a diminuire determinando così un aumento dell’infertilità di coppia.
E’ dunque possibile arrestare le lancette dell’orologio biologico della fertilità femminile? La ricerca scientifica ha recentemente dato alcune risposte a questa richiesta e il convegno rappresenta un’occasione per analizzare le strategie terapeutiche per le donne in età riproduttiva avanzata e l’evoluzione delle tecniche di Pma per poter preservare più a lungo la fertilità femminile.
Aprono i lavori del convegno Massimo Moscarini, Direttore del Dipartimento di Scienze Ginecologiche, Perinatologia e Puericultura dell’Università di Roma “La Sapienza” e Mauro Schimberni, docente di “Tecniche di Riproduzione Assistita” della facoltà di Ostetricia dell’Università “La Sapienza”di Roma.
Relatori del convegno sono, tra gli altri: Jaques Donez, del Dipartimento di Ginecologia dell’Università Cattolica di Louvain, Belgio e Carlo Bulletti, Direttore della Unità Operativa di Fisiopatologia della Riproduzione dell’Ospedale Cervesi di Cattolica, ASL di Rimini e Università di Bologna.


